Sostenibilità

Giornata mondiale dell’acqua

L’intervista al professor Francesco Regoli

Il 22 marzo di ogni anno si festeggia l'acqua, l'elemento sinonimo di vita. La Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day: www.unwater.org/worldwaterday) è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992. Al centro di numerosi dibattiti per la sua tutela, l’acqua è un bene che anche l’industria vuole proteggere, per esempio l’industria tessile, con delle best practices come quella di cui Canepa può vantarsi, il brevetto SAVEtheWATER®. Nato dai laboratori di ricerca CanepaEvolution, esso genera importanti risparmi di acqua, di energia e CO2, oltre alla totale eliminazione delle sostanze tossiche.
Proprio sull’importanza della tutela e della salvaguardia dell’acqua, abbiamo raccolto il parere di un esperto in materia, il professore Francesco Regoli, Vice Direttore del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente e Presidente del Corso di Studi in Rischio Ambientale e Protezione Civile dell’Università Politecnica delle Marche. Il problema principale? L’inquinamento, con la presenza di plastiche e microplastiche nei mari e negli oceani.

Professor Regoli, qual è la quantità di microplastiche presente, a oggi, nei mari?
La produzione di plastiche è cresciuta esponenzialmente negli ultimi 60 anni, arrivando, oggi, a circa 300 milioni di tonnellate annue; tra le 5 e le 12 tonnellate finisce negli oceani. La porzione visibile delle plastiche in mare rappresenta solo la punta di un iceberg, poiché oltre il 90% di questi materiali è rappresentato da particelle “invisibili” di dimensioni inferiori a 5 millimetri, definite microplastiche. Benché l’attenzione mediatica si sia concentrata su alcune aree di accumulo oceaniche e sulle cosiddette “isole di plastica”, la situazione del Mediterraneo non sembra essere meno preoccupante. Studi recenti evidenziano un numero di microplastiche mediamente compreso tra 250mila e 1.700.000 particelle per km2, con punte superiori ai 9 milioni per km2. La loro diffusione è ubiquitaria: si ritrovano dalla superficie fino ai sedimenti abissali, lungo le coste e nelle spiagge.

Perché è necessario ripulire il mare e gli oceani dalle microplastiche? Qual è il loro impatto negativo sull’ambiente e, di conseguenza, sulla vita di tutti i giorni?
La vita e gli ecosistemi marini non sono certamente immuni dagli effetti delle microplastiche. Questi polimeri sintetici possono essere accumulati negli organismi a partire dai livelli più bassi della rete trofica ed essere trasferiti fino ai grandi predatori terminali del Mediterraneo. Forse aiuterebbe a riflettere sapere che oltre il 30% dei prodotti ittici commerciali che compriamo contiene microplastiche con frequenze che arrivano fino al 100% in alcune specie. Le microplastiche, inoltre, non sono biologicamente inerti e, dopo essere state ingerite dagli organismi, possono indurre alterazioni molecolari, immunitarie e cellulari di vario tipo.

Perché, secondo lei, è importante anche l’impegno delle aziende tessili, nel campo della salvaguardia ambientale?
Le fibre tessili sono particolarmente diffuse nell’ambiente marino, e polimeri come il polivinil alcol (PVA), l’acrilico, le poliammidi e i poliesteri rappresentano talvolta la porzione dominante delle microplastiche rinvenute nelle spiagge, lungo i corsi d’acqua e negli organismi. Considerando che la popolazione mondiale raddoppierà nei prossimi 40 anni, risulta chiaro che dovrà essere sempre più efficacemente fronteggiato il rilascio nell’ambiente di fibre e polimeri utilizzati nella produzione di tessuti. Da questo punto di vista, sarà fondamentale l’impegno delle aziende tessili nel considerare nuove tecnologie mirate a ridurre l’utilizzo di tali microplastiche e la loro sostituzione con composti maggiormente ecosostenibili.

L’utilizzo del chitosano può avere dei benefici? Quali sono?
La sostituzione del PVA con il chitosano può sicuramente rappresentare un ottimo punto di partenza. Il chitosano è un polisaccaride naturale derivato della chitina con numerose caratteristiche quali una comprovata efficacia battericida e antimicrobica, la sua biocompatibilità e numerose proprietà terapeutiche. Il chitosano viene utilizzato anche in alcuni processi depurativi grazie alla sua capacità di attrarre e chelare svariate sostanze tossiche come metalli pesanti e oli presenti in acque di scarico e reflui. In questo senso, l’utilizzo del chitosano nella produzione di tessuti potrebbe permettere una riduzione significativa nel consumo e rilascio di una sostanza pericolosa e persistente come il PVA, possibili effetti benefici in termini di depurazione degli scarichi e, non ultimo come importanza, una sensibilizzazione verso la problematica delle microplastiche.

Cosa pensa sarà necessario nell’immediato futuro?
Ulteriori studi sono ovviamente necessari per continuare a caratterizzare la presenza di microplastiche, polimeri tessili e dei loro derivati nell’ambiente marino, per approfondire le conoscenze sulla loro capacita di assorbire e veicolare contaminati nella rete trofica e per studiarne gli effetti ai diversi livelli di organizzazione biologica e nelle diverse specie.

BIOGRAFIA DI FRANCESCO REGOLI
Francesco Regoli è uno dei massimi esperti a livello internazionale sugli effetti e i rischi dei contaminanti ambientali per gli organismi marini. Le sue ricerche sono state utilizzate per monitorare l’impatto in zone inquinate da industrie e poli petrolchimici, piattaforme off-shore, sversamenti o naufragi, ma anche per sorvegliare aree remote come gli ambienti polari, e per studiare il rischio di nuovi contaminanti emergenti come farmaci e microplastiche. A questo proposito partecipa a un importante progetto europeo, insieme ad altri 16 partner internazionali, per lo studio degli effetti eco tossicologici delle microplastiche (Ephemare).

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Pubblicato il 22 Marzo 2016

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